Presentazione

L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ha compiuto dieci anni il 1° gennaio 2018

Per contatti mail carlo.soricelli@gmail.com

Aperto il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione e artista sociale Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima bruciati vivi.

La storia. Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno tra atroci sofferenze a causa dall’olio bollente che ne aveva devastati i corpi: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

L’Osservatorio ha registrate le morti sui luoghi di lavoro di tutti i lavoratori morti dal 1° gennaio 2008

Grazie agli innumerevoli visitatori del sito che ogni giorno lo visitano a centinaia, a volte a migliaia. Tantissimi anche dall’estero: soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania. Ma non mancano neppure visitatori dalla Francia e dall’Inghilterra. Tantissimi lavoratori morti per infortuni in Italia sono romeni, per questo motivo lo presentiamo anche nelle loro lingue se cercano le morti sul lavoro dei loro connazionali-

Oltre un milione di persone hanno visitato l’Osservatorio in questi dieci anni. Vi ringraziamo per la vostra sensibilità per queste tragedie dell’indifferenza.

Independent observatory died of accidents at work

Unabhängige Beobachtungsstelle starb an Arbeitsunfällen

L'Observatoire indépendant est mort des accidents au travail

Observator independent a murit de accidente de muncă

Observatorio independiente murió de accidentes en el trabajo

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Morti 2018

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Per contatti con Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio mail carlo.soricelli@gmail.com

23 maggio 2018

Il mese di maggio lo dedichiamo a Antonio Caggianese. Aveva solo 27 anni. Guardate la sua foto in apertura: guardate la bontà che si vede nei suoi occhi. Il mondo, lo Stato, la Società non può privarsi dei suoi figli migliori. Lunedì 26 febbraio di quest’anno esce di casa per andare a lavorare, un lavoro umile ma dignitoso. Verso le 20 i suoi progetti e i suoi sogni in un attimo vengono cancellati. Se c’è qualcuno lassù Antonio vedrai che ti ha accolto con un abbraccio: gli angeli tornano a casa.

Dal 1° gennaio

275 morti sui luoghi lavoro in Italia

Con le morti sulle strade e in itinere che a nostro parere richiedono interventi diversi e specifici si arriva a superare già i 450 morti complessivi

Non possono esserci differenze tra i morti sul lavoro, noi monitoriamo tutti quelli che muoiono lavorando, qualsiasi lavoro svolgono, e non ci interessa se dispongono di assicurazioni diverse da quelle dell’INAIL, che non ne hanno nessuno o se sono anziani schiacciati dal trattore.

N.B i morti segnalati nelle Regioni sono solo quelli sui LUOGHI DI LAVORO. Ricordo ancora una volta che ce ne sono almeno altrettanti che muoiono sulle strade e in itinere nelle province. Non sono conteggiati nelle province e regioni i morti sulle autostrade

VENETO 32 Venezia (6), Belluno (2), Padova‎ (2), Rovigo (1), Treviso (9), Verona (8), Vicenza (4). LOMBARDIA 29 Milano (8), Bergamo (2), Brescia (3), Como (2), Cremona (2), Lecco (), Lodi (1), Mantova (5), Monza Brianza (2), Pavia (2), Sondrio (2), Varese () CAMPANIA 24 Napoli (8), Avellino (2), Benevento (), Caserta (6), Salerno (8). EMILIA ROMAGNA 22 Bologna (4), Rimini (1). Ferrara (5) Forlì Cesena (2) Modena (5) Parma (3) Ravenna (2) Reggio Emilia () Piacenza (1) PIEMONTE 20 Torino (10), Alessandria (1), Asti (2), Biella (), Cuneo (4), Novara (1), Verbano-Cusio-Ossola (2) Vercelli ()TOSCANA 17 Firenze (2), Arezzo (), Grosseto (1), Livorno (2), Lucca (2), Massa Carrara (3), Pisa‎ (2), Pistoia (1), Siena (4) Prato (). CALABRIA 15 Catanzaro (2), Cosenza (5), Crotone (4), Reggio Calabria (2) Vibo Valentia (2) SICILIA 15 Palermo (2), Agrigento (2), Caltanissetta (1), Catania (5), Enna (2), Messina (2), Ragusa (), Siracusa (1), Trapani‎ (). ABRUZZO 11 L'Aquila (4), Chieti (2), Pescara (1) Teramo (3) LAZIO 10 Roma (4), Viterbo (1) Frosinone (1) Latina (3) Rieti (1). (1) SARDEGNA 7 Cagliari (1), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (1), Ogliastra (), Olbia-Tempio (2), Oristano (), Sassari (3). Sulcis inglesiente () LIGURIA 8 Genova (3), Imperia (), La Spezia (4), Savona (1) ) MARCHE 5 Ancona (), Macerata (1), Fermo (), Pesaro-Urbino (), Ascoli Piceno (4). FRIULI VENEZIA GIULIA 5 Trieste (), Gorizia (1), Pordenone (), Udine (4). BASILICATA 5 Potenza (4) Matera (1) UMBRIA 4 Perugia (1) Terni (3). PUGLIA 7 Bari (2), BAT (1), Brindisi (1), Foggia (), Lecce (1) Taranto (2) Molise 2 Campobasso (2), Isernia () TRENTINO ALTO ADIGE 1 Trento (1), Bolzano ().VALLE D’AOSTA()

Report morti sul lavoro nell’intero 2017

Nel 2017 dall’inizio dell’anno al 31 dicembre i morti sui luoghi di lavoro sono stati 634, oltre 1350 con le morti per infortunio con i mezzi di trasporto.

Il 1° gennaio 2018 l’Osservatorio Indipendente morti sul lavoro ha compiuto 10 anni, da quell’anno i morti per infortunio sul lavoro sono costanti, in molti anni addirittura aumentati. E’ nato poche settimane dopo la strage alla Thyssenkrupp di Torino ed è dedicato a quei 7 lavoratori morti in modo disumano.

Oltre 1.500.000 di persone hanno visitato l’Osservatorio in questi dieci anni. Vi ringraziamo per la vostra sensibilità.

Report morti sul lavoro dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017

Dall’inizio dell’anno al 31 dicembre sono morti sui luoghi di lavoro 634 lavoratori: con i morti sulle strade e in itinere con il mezzo di trasporto, si superano i 1400 morti complessivi. Gli agricoltori schiacciati dal trattore sono come tutti gli anni il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L’agricoltura, come tutti gli anni, supera abbondantemente il 30% di tutti i morti sul lavoro. Il 25% di tutti i morti sui luoghi di lavoro hanno più di 60 anni. Gli edili superano il 20% di tutti i morti sul lavoro. La maggioranza di queste vittime cadono dall’alto; dai tetti e dalle impalcature. Nelle aziende dove è presente il sindacato le morti sono quasi inesistenti: le poche vittime nelle fabbriche che superano i 15 dipendenti sono per la stragrande maggioranza lavoratori che lavorano in aziende appaltatrici nell’azienda stessa: spesso manutentori degli impianti. La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni. Anche il Jobs act per la possibilità di essere licenziati, senza appello, ma solo con un po’ di denaro, rende i lavoratori licenziabili se si oppongono a svolgere un lavoro pericoloso. Gli stranieri morti per infortunio, sono oltre il 10% dall’inizio dell’anno, è così tutti gli anni. Il 30% dei morti sul lavoro spariscono ogni anno dalle statistiche. Tra l’altro e in ogni caso i morti sui luoghi di lavoro monitorati dall’Osservatorio sono sempre molti di più di quelli monitorati dell’INAIL. Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

Aperto il 1° gennaio 2008 in memoria dei sette operai della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima

Le morti verdi provocate dal trattore

Strage verde sui campi

Con l’ultimo morto in provincia di Savona sono già 49 gli agricoltori schiacciati dal trattore nel 2018. Nel 2017 sono morti schiacciati dal trattore 139 agricoltori, ma occorre aggiungerne tanti altri che sono morti per essere stati trasportati a bordo (anche bambini) o per le strade a causa di incidenti provocati da questo mezzo. Oltre 600 sono morti nell’ultima legislatura e oltre 1400 da quando dieci anni fa è stato aperto l’Osservatorio. Anche quest’anno più del 20% dei morti per infortuni su di tutte le categorie sono provocate da questo mezzo che. Assurdo che il Parlamento a primavera 2017 ha rinviato per l’ennesima volta la legge europea che obbliga chi giuda questo sterminatore di agricoltori a sottoporsi a un esame che ne verifichi l’idoneità alla guida. Una legge del 2002. Occorrerebbe (ma lo scriviamo da tanti anni senza nessun risultato) che chi ci governa faccia una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. E chi di dovere metta a disposizione forti incentivi per mettere in sicurezza i vecchi trattori. Speriamo nel nuovo

Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischio sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare. L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove nelle fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono stati costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Tantissimi di questi capannoni hanno le travi SOLO appoggiate sulle colonne e nel caso di terremoti possono muoversi dall’appoggio e crollare.

Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.

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Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it

I morti per infortunio sul lavoro quanti sono?

Se uno guarda superficialmente i dati dei morti sul lavoro si entra in uno stato confusionale. Sono reali quelli dell'Osservatorio o quelli dell'INAIL? A prima vista sembrano di più quelli dell'INAIL, ma occorre ricordare che quelle diffuse dall'INAIL sono denunce e non riconoscimento delle morti che questo istituto dello Stato analizzerà in secondo. Dopo diversi mesi dell'anno successive l’INAIL diffonde il numero di morti per infortuni riconosciuti come tali, sono mediamente il 30% in meno ogni anno. Resuscitano? No, è che tante di queste morti sono in itinere o di non assicurati all'INAIL, o in nero, oppure di non loro pertinenza. Comunque se si guardano i dati complessivi comparati, quelli diffusi dall’INAIL, sono ovviamente molto meno delle morti di questo Osservatorio che monitora tutti i morti sui LUOGHI DI LAVORO da ben dieci anni, indipendentemente dal lavoro svolto o dall’assicurazione di riferimento. Se si confrontano con quelli dell'INAIL occorre sempre ricordare che nelle denunce pervenute all'INAIL ci sono anche i morti sulle strade e in itinere che sono ogni anno dal 50 al 55% di tutte le morti sul lavoro.

Se si vuole fare una comparazione vera occorre confrontare i morti senza mezzi di trasporto dell’INAIL con quelli sui LUOGHI DI LAVORO dell’Osservatorio.

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

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Nel 2016 in Europa sono stati 10.000 i lavoratori morti mentre andavano o tornavano dal lavoro (indagine europea). Tantissime le donne sovraccaricate sul posto di lavoro, oltre che dal carico famigliare e dai lavori domestici. Quando in itinere sono alla guida di un automobile hanno spesso incidenti anche mortali. Molti infortuni poi non vengono riconosciuti come tali a causa della normativa specifica dell’itinere. E quando andate a vedere ogni anno le denunce per infortuni pervenute all’INAIL vi accorgete che poi successivamente non vengono riconosciute come morti sul lavoro mediamente il 30/40% delle denunce per infortuni mortali. Occorre ricordare che anche quest’anno, come i precedenti, che un lavoratore su cinque muore schiacciato dal trattore che guida. Ma con questa casta parlamentare, nessuno escluso, parlare della vita di chi lavora e come parlare di niente. Le percentuali delle morti nelle varie categorie sono sempre quelle tutti gli anni. L’agricoltura ha sempre più del 30% delle morti sul totale, segue l’edilizia che supera ogni anno il 20%. Poi l’industria e l’autotrasporto che si contendono sempre il terzo e quarto posto in questa triste classifica. Ma queste due categorie sono sempre sotto il 10%, nonostante milioni di addetti e questo, per fortuna, abbiamo ancora sindacati che esercitano controlli sulla Sicurezza. Gli stranieri morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono in questo momento il 10% sul totale. E’ spaventoso pensare che i nostri giovani non trovano lavoro e si è innalzata l’età per andare in pensione di molti anni anche a chi svolge lavori pericolosi. Anche quest’anno oltre il 20 % dei morti sui LUOGHI DI LAVORO (escluso itinere) ha dai 61 anni in su.

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Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Morti bianche scultura in terracotta dipinta opera di carlo soricelli in dimensioni naturali

Morti bianche scultura in terracotta dipinta opera di carlo soricelli in dimensioni naturali
Morti bianche scultura in terracotta dipinta a dimensioni naturali opera di carlo soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli
Santo Della Volpe con Carlo Soricelli. Abbiamo deciso di dedicare questo osservatorio indipendente anche al grande giornalista Santo Della Volpe scomparso da poco. Da quando è aperto, abbiamo constatato quanto ha fatto per far comprendere agli italiani le vere dimensioni delle tragedie degli infortuni sul lavoro, del dramma dei familiari che hanno perso così tragicamente un loro Caro, delle morti provocate dall’amianto e di tutte le problematiche del mondo del lavoro. Grazie Santo

Andamento di dieci anni di morti sui luoghi dil lavoro

Andamento di dieci anni di morti sui luoghi dil lavoro
Andamento di dieci anni di morti sui luoghi dil lavoro

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli brevi cenni biografici

Tecnico metalmeccanico in pensione. Ha aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 pochi giorni dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, dopo aver visto che non era possibile trovare sul Web notizie in tempo reale sulle morti sul lavoro. Considera l’attività di volontario dell’Osservatorio come una naturale evoluzione della sua attività di artista

E’ pittore-scultore da oltre quarant’anni, Ha sempre creato opere a contenuto sociale.. Ha esposto con personali con Antonio Ligabue e Cesare Zavattini e ha all’attivo oltre settanta mostre, è presente con opere in diversi musei.

Ha creato per primo al mondo, da vent’anni la “pittura pranica”, la pittura che interagisce con l’osservatore e che “guarisce” numerose patologie, soprattutto dolorose. Ha creato il “Rifiutismo” corrente pittorica dove gli oggetti che l’uomo considera rifiuti assumono una dimensione senza tempo. Ha scritto sei libri.

Qui sotto i siti di Soricelli

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Grazie lavoratori Ducati

Grazie lavoratori Ducati
Grazie RSU e lavoratori Ducati per avermi invitato alla vostra Assemblea sulla Sicurezza per parlare dei morti sul lavoro. La vostra commozione vedendo il video e quando ha parlato Valeria la mamma di Ruggero Toffolutti è stata anche la mia

Lamborghini

Lamborghini
Grazie RSU e lavoratori della Lamborghini per avermi invitato come curatore dell'Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro a parlare nella vostra assemblea sulla Sicurezza.Motivo di grande orgoglio per me che svolgo questo lavoro volontario da dieci anni di essere stato invitato in fabbriche così importanti delle eccellenze italiane. Il silenzio e la commozione .quando si è visto il video e ha parlato Valeria, la mamma di Ruggero, un metalmecanico morto sul lavoro ci ha fatto emozionare tutti. E' da chi lavora che deve ripartire la politica per riconnetersi con la realtà vera e vissuta.

mercoledì 23 maggio 2018

Un'altra morte assurda quella di Daniele Tognini a Pietrasanta

Lucca 23 maggio E' morto  il meccanico Tognini dopo che il "frullino" gli è scappato do mano, o che è stato ostacolato da qualcosa. di fatto gli è sfuggito di mano e gli ha reciso l'arteria femorle facendolo morire dissanguato. Sono oggetti pericolosossimi che vanno a oltre 1000 giri al minuto e probabilmente aveva montato un disco in acciaio o di altro materiale che smeriglia: probabilmente di è "impuntato" e sfuggito di mano cadendo sulla gamba e recidendo l'arteria femorale. La morte è stata quasi immediata. E' morto dissanguato.

lunedì 21 maggio 2018

Quando le morti sul lavoro sono orribili e disumane com'è successo il 21 maggio

Orribili e disumane, sono queste le parole che si devono utilizzare per commentare le morti sul lavoro di Ennio Molese e Cosimo Del Vicario. L'agricoltore Enzio Molese, di Bolzano Vicentino è caduto in una macchina trituratrice, non è neppure immaginabile pensare a come è stato ridotto da questa macchina. Le sicurezze? Stessa tremenda sorte per Cosimo Del Vicario che era stato coinvolto insieme ad un collega in un grave infortunio nella provincia di Bari, in una fabbrica di Fuochi Artificiali. La sua sofferenza, dopo aver subito diverse operazioni alle gambe è finita il 21 maggio. ma non dimentichiamoci anche dell'autrasportatore che ha perso la vita sull'A4. ieri l'Ordine dei Gionalisti della Toscana mi ha invitato come curatore dell'osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sul tema delle morti sul lavoro. Nella foto Beppe Giulietti e Valeria parrini Toffolutti. Una grande passione quella di Giulietti che ha ricordato anche Santo della Volpe e il suo impegno su queste tragedie. E' un onore sapere che segue sempre l'Osservatorio. sarebbe bello che la proposta che ha fatto all'Ordine dei giornalisti della Toscana di chiamare tutti i soggetti interessati per sensibilizzare su queste tragedie si allargasse anche all'Emilia Romagna e perchè no all'intera Italia. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Docenti:
Giuseppe Giulietti – Presidente FNSI 
Avvocato Lorenzo Calvani – cofondatore dell’associazione Toffolutti e a lungo vicepresidente. Legale dell’ordine dei giornalisti della Toscana.
Valeria Parrini Toffolutti – Presidente onorario ass. Toffolutti, giornalista
Carlo Soricelli – fondatore Osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro
"Il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Il ruolo degli organi di informazione e il lavoro svolto dalle associazioni territoriali. Le statistiche del fenomeno"

venerdì 18 maggio 2018

18 maggio Muore fulminato a 25 anni in un allevamento di bufale a Capua di Caserta

Tre morti anche il 18 maggio, una cadenza giornaliera è quella dei morti sui LUOGHI DI LAVORO, ma altrettanti muoiono sulle strade. questo povero giovane era rumeno, dell'agricoltore schiacciato a 42 anni nella provincia di Treviso abbiamo  già parlato ieri, la terza vittima un autotrasportatore che è morto nella tangenziale di Pavia. Insomma la "classe operaia non va in paradiso" ma muore lavorando. Ma oggi muoiono in tutte le categorie, anche le più impensate. Carlo Soricelli

Uno ieri, uno oggi, speriamo nessuno domani i morti schiacciati dal trattore

Dopo alcuni giorni di apparente calma sono morti altri due agricoltori schiacciati dal trattore. aveva solo 42 anni Andrea Bortolin, morto schiacciato dal trattore in provincia di Treviso, mentre aveva 72 anni il guidatore di questo mezzo morto ieri in provincia di Forlì Cesena. Dall'inizio dell'anno sono 49, come avevo scritto entro la  fine dell'anno se non si farà una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo supereremo i 150 morti travolti da questo mezzo: in più quelli che incautamente trasportano persone e bambini a bordo del me
zzo, o per le strade provocando incidenti.

giovedì 17 maggio 2018

Da Il Sole 24 ore

Lisa Picozzi, simbolo delle donne moderne

La battaglia di mamma Marianna per la sua Lisa, morta mentre era al lavoro

 scritto da  il 17 Maggio 2018


lisa
Lisa Picozzi
Il suo sorriso immenso e luminoso è in quel selfie che è diventato un simbolo. Lisa indossa con orgoglio il caschetto giallo da ingegnera perché i suoi sogni di bimba erano divenuti realtà. Lavorava in cantiere ed era felice, di quella felicità piena di speranza e gioia. Invece Lisa è proprio lì, nel suo luogo di lavoro, che non ha trovato scampo. «Quando parlo di quello che è successo a mia figlia non dico più che è stata una morte bianca. È stato omicidio, omicidio sul lavoro» le parole di Marianna Viscardi sono accorate, impietriscono. La tragedia che l’ha sommersa è enorme e devastante. Lisa Picozzi, sua figlia, non c’è più. Quasi otto anni fa, il 29 settembre del 2010, è morta cadendo dal tetto di un capannone che stava visionando. Perché il lavoro che dà libertà e dignità, può anche privare del bene più prezioso: la vita.
Gli ultimi dati diffusi dall’Inail parlano di una strage senza fine. Nei primi tre mesi del 2018 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 212, ben 22 in più rispetto alle 190 dello stesso periodo del 2017 (+11,6%). Un aumento, precisa l’Istituto, legato agli incidenti avvenuti nel tragitto di andata e ritorno tra casa e posto di lavoro. I numeri dell’Osservatorio Indipendente Morti per infortuni sul lavoro sono ancora più cupi. “Dal 1° gennaio ad oggi le persone che hanno perso la vita sono state 255, con i decessi sulle strade e in itinere si arriva a una cifra ancora più alta. Oltre 450 vittime” si legge in una nota pubblicata nel loro sito web.
lisa-mamma
Mamma di Lisa
Lisa, trentun anni, ingegnera edile esperta di centrali e impianti fotovoltaici era nata a Milano e abitava con la mamma e il papà a Rodano, a pochi chilometri dalla metropoli meneghina. Bambina prodigio, aveva saltato la prima elementare iniziando subito con la seconda classe. Dopo il liceo scientifico non aveva avuto incertezze. Si era iscritta al Politecnico di Milano in ingegneria edile. «Sin da quando era piccola diceva che da grande avrebbe costruito le casette» ricorda la mamma. Una passione grande quella legata al mondo delle costruzioni ereditata dal papà ingegnere che si affiancava a un’altra grandissima passione: quella per la pallavolo. Sportiva agonista, palleggiatrice e stoffa da leader, Lisa era capitana della squadra Cs Alba che militava in Serie B2. E proprio questi due grandi amori hanno accompagnato gli ultimi istanti della sua giovane vita spezzata all’improvviso. «Il giorno prima di morire – racconta Marianna – era tornata a casa a mezzanotte dopo l’ultimo allenamento. Aveva puntato la sveglia alle 4.37 del mattino perché doveva andare in Salento per controllare l’avanzamento dei lavori di alcune centrali fotovoltaiche che aveva progettato in provincia di Lecce. Nel pomeriggio mi arriva una telefonata. Era l’amministratore delegato della SunSystem srl., l’azienda in cui mia figlia lavorava. Lisa aveva avuto un incidente». Una chiamata che gela Marianna anche se non le viene spiegato cosa è successo, non conosce ancora la sorte della figlia. Con il cuore colmo di angoscia papà e mamma prendono un aereo, non sanno che Lisa non ce l’ha fatta. Dopo tre ore dall’incidente il suo cuore si era arreso e aveva smesso di battere.
Lisa si trovava a Tricase per effettuare un sopralluogo sulla superficie di un edificio della Selcom, una società del Gruppo Adelchi. Era salita su una scala di alluminio e poi su una scaletta in legno per passare dalla copertura dei blocchi servizi alla copertura del capannone. Aveva preso appunti, compiuto i rilievi tecnici e fotografici, poi, mentre stava per scendere, è precipitata da un’altezza di 7 metri sfondando una lastra in fibrocemento che ricopriva la superficie del capannone e occultava un lucernario non a norma e non segnalato in nessun modo. Una trappola mortale così l’ha definita il giudice che ha condannato in primo grado proprietario e legale rappresentante dell’azienda. Una vittoria a metà, perché il processo continua e ora ci sarà l’appello. La prima udienza si sarebbe dovuta tenere il 5 febbraio di quest’anno. È stata rimandata ad ottobre. «Dopo quasi quattro anni c’è stato questo nuovo slittamento. Mi sono infuriata. Ho presentato un’istanza alla corte d’appello perché venga anticipata l’udienza. Sono disposta a iniziare lo sciopero della fame. Farò tutto il possibile perché si accertino definitivamente le responsabilità della morte di mia figlia. Il processo non mi darà indietro mia figlia, ma per me è importante che il valore della vita di Lisa sia riconosciuto. Le morti sul lavoro sono una piaga terribile. Accadono a causa dell’incuria dello Stato che non veglia sull’applicazione corretta delle leggi sulla sicurezza. Ci sono, ma spesso vengono violate. Non c’è abbastanza controllo. Mia figlia si è scontrata con tutto questo. Con la disonestà della logica del profitto, dello Stato che non vigila. L’edificio dal quale lei è precipitata non aveva mai avuto l’agibilità. Il lucernario maledetto in cui è caduta non compariva sui disegni che lei aveva visionato, non era segnalato, era impossibile capire che lì c’era un pericolo mortale. Come ha detto il giudice questa morte poteva e doveva essere evitata, nessuno l’ha impedita» afferma questa mamma il cui dolore è infinito. Un abisso senza fondo. Marianna e la figlia vivevano in simbiosi, un amore immenso che si nutriva di abbracci pieni di affetto, quelli che Marianna non potrà avere più. «Sono morta anche io quel 29 settembre. Mia figlia era tutto per me. Era la mia fonte di ispirazione, la mia forza. Quegli occhi color del cielo, limpidi e splendenti erano capaci di entrare nel cuore di tutte le persone che incontrava. Continuano ad arrivarmi messaggi, lettere e chiamate che mi confermano quanto fosse meravigliosa».
Tenace, umile, generosa, bella con un cuore grande. Creativa, eclettica, si dedicava ai collage e al découpage, disegnava, suonava il piano e amava anche sciare e nuotare.
Lisa era però prima di tutto una professionista piena di talento, punto di riferimento della sua azienda come ha ammesso anche il suo datore di lavoro. Marianna non riesce a darsi pace. Si è persa in un dolore atroce, ma sa che deve continuare a lottare. «Ci sono alcune persone che mi dicono che mi devo rassegnare. Rassegnarmi a cosa? Chi mi ha tolto mia figlia mi ha portato via occhi, cuore, anima; ha scardinato le porte e i muri della mia esistenza, ha scavato un solco così profondo dentro il mio essere che, ogni giorno, mi chiedo perché vivo. Ma io non mi posso arrendere. Lo faccio per l’amore che provo per Lisa» ribadisce Marianna che ora dedica tutte le energie che le sono rimaste a diffondere la storia della figlia perché non cali l’attenzione sul grande problema delle morti sul lavoro. Una realtà terribile che ogni giorno miete vittime e porta dolore e sconforto in tante famiglie. «Bisogna creare una consapevolezza, ci vuole una coscienza civile. Dobbiamo ricostruirla. È questa la mia missione» dice infine Marianna.
Lisa sta diventando un emblema. A lei è dedicata un albero di magnolia nel parco vicino a casa, ma non solo. È commemorata e ricordata sui campi di pallavolo, con concorsi letterari dedicati a lei, con tante iniziative che parlano di quello che le è accaduto. Lei prima ingegnera in Italia a morire sul posto di lavoro.

Povero Angelo, di nome e di fatto. Riposa in pace, noi non vi mertiamo. La fote del giovane di 28 anni morto questa mattina all'ILVA di Taranto. Ma sono già tre anche oggi 17 maggio i lavoratori morti sul lavoro: gli altri due morti nelle province di Torino e Forlì Cesena. Angelo lascia die bimbi piccoli



Angelo, il giovane morto questa mattina all’Ilva di Taranto. da dieci anni ho urlato nel deserto dei valori rappresentato da politica, sindacati, imprenditori, società civile. Mi sembrava di essere un ufo, di parlare di cose irreali, di fantascienza, quando denunciavo il numero impressionante di morti sul lavoro. nessuno che si degnava di rispondere, nessuno che rispondeva neppure, guardi non crediamo a quello che scrive: il suo numero di morti è fantasioso, è montato ad arte. Invece le critiche a governi che si succedevano, a politici, a sindacati, a imprenditori erano dettate dalla rabbia, si proprio da quella: un cittadino normale, senza nessun interesse, che faceva un lavoro di volontariato, lo faceva per chissà quale scopo: perché era un avversario politico (mai fatta politica attiva), un "fascista" perché criticava i sindacati, un rivoluzionario che voleva distruggere il sistema. Ipocriti il mio, come quella di tanti, è solo impegno civile: è voler credere che si può dare una mano anche senza occupare posti e prendere prebende. Adesso che le mie denunce trovano tantissimi italiani che si sono resi conto dell'enormità della strage di lavoratori, adesso si svegliano. ma oltre 14000 lavoratori sono morti, morti che si potevano evitare con politiche attente alla vita di chi lavora. Si siete voi che ci avete governato, che non avete fatto niente, i responsabili di larga parte di queste tragedie. Io alla sera faccio fatica ad addormentarmi, non per la coscienza sporca, ma per non essere riuscito a fare di più. In un'intervista radiofonica a Radio Popolare con Vittorio Agnoletto che mi intervistava parlavamo proprio di questo. di chi erano i morti nelle grandi aziende. Avevo appena detto, ma lo ripeto da anni che nelle gradni aziende a morire sono i lavoratori "figli di nessuno", non i dipendenti diretti ma dei lavoratori aziende che lavorano in appalto nelle aziende stesse. Quanti morti si sarebbero potuti evitare se il "potere" nel suo insieme non avesse avuto un atteggiamento che definire arrogante è limitativo. ‎La foto postata su F. da Corrado Gianluca Morelli‎ a Commissione Lavoro 5 Stelle Mantova
A Angelo dedico una mia vecchia poesia recitata magistralmente in apertura del blog da Flavio Insinna
Morti bianche

Chiamatele pure morti bianche.
Ma non è il bianco dell’innocenza
non è il bianco della purezza
non è il bianco candido di una nevicata in montagna
E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli
che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto
occhi spalancati dal terrore
dalla consapevolezza che la vita sta scappando via.
Un attimo eterno che toglie ogni speranza
l’attimo di una caduta da diversi metri
dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni
del trattore senza protezioni che sta schiacciando
dell’impatto sulla strada verso il lavoro
del frastuono dell’esplosione che lacera la carne
di una scarica elettrica che secca il cervello.
E’ un bianco che copre le nostre coscienze
e il corpo martoriato di un lavoratore
E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso
di una vita che si spegne lontana dagli affetti
di lacrime e disperazione per chi rimane.
Anche quest’anno oltre mille morti
vite coperte da un lenzuolo bianco.
Bianco ipocrita che copre sangue rosso
e il nero sporco di una democrazia per pochi.
Vite perse per pochi euro al mese
da chi è spesso solo moderno schiavo.
Carlo Soricelli


mercoledì 16 maggio 2018

Martedì 15 maggio, un'ordinaria giornata di strage di lavoratori: ne sono morti tre sui luoghi di lavoro e almeno altrettanti sulle strade

15 maggio 2018 Si, è così purtroppo, anche il giorno 15 maggio ci sono stati tre morti sui luoghi di lavoro e almeno altrettanti sono morti in itinere. i tre morti sui luoghi di lavoro nella provincia di Avellino morto dopo 15 giorni di agonia, di Latina un edile caduto dall'alto e un autotrasportatre sull'A14. Ma questi lavoratori essendo morti in luoghi diversi, non hanno "l'onore" della cronaca e per loro non c'è il coro degli scandalizzati.  Carlo Soricelli
RAI2 TG2 INSIEME - Carlo Soricelli nella trasmissione di Marzia Roncacci

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

Nessuno&scomparso

Ogni anno circa il 30-40% delle denunce delle morti sul lavoro pervenute all’INAIL non vengono riconosciute come tali. Molte altre morti per infortunio sulle strade e in itinere di lavoratori non assicurati a questo istituto non sono considerate da nessuno. Artigiani e tutti i lavoratori con partite iva individuali, agenti di commercio, molti agricoltori schiacciati dal trattore non dipendenti, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, soldati, ecc. Lavoratori in nero. Lavoratori che non hanno neppure “l’onore” di essere considerati come tali, "morti sul lavoro". Vignette di "Nessuno&scomparso" nel sito http//metalmeccanico.blogspot.it

http://omaggioaimortiusullavoro.blogspot.it/ "FIORI RECISI" Questo blog è dedicato ai familiari dei

http://omaggioaimortiusullavoro.blogspot.it/ "FIORI RECISI" Questo blog è dedicato ai familiari dei
http://omaggioaimortiusullavoro.blogspot.it/ "FIORI RECISI" Questo blog è dedicato ai familiari dei morti sul lavoro conosciuti in questi anni. Sono vasi di fiori dedicati e firmati col nome della vittima. Ci sono anche pagine dei loro cari che parlano del loro "fiore reciso". Consiglio a tutti di visitare il sito per leggere quello che scrivono i familiari delle vittime. per visitare il sito cliccare sull'immagine.