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Presentazione

L’Osservatorio Indipendente morti sul lavoro ha compiuto dieci anni

Aperto il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione e artista sociale Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima bruciati vivi.

La storia. Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno tra atroci sofferenze a causa dall’olio bollente che ne aveva devastati i corpi: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

L’Osservatorio ha registrate le morti sui luoghi di lavoro di tutti i lavoratori morti dal 1° gennaio 2008

Grazie agli innumerevoli visitatori del sito che ogni giorno lo visitano a centinaia, a volte a migliaia. Tantissimi anche dall’estero: soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania. Ma non mancano neppure visitatori dalla Francia e dall’Inghilterra. Tantissimi lavoratori morti per infortuni in Italia sono romeni, per questo motivo lo presentiamo anche nelle loro lingue se cercano le morti sul lavoro dei loro connazionali-

Oltre un milione di persone hanno visitato l’Osservatorio in questi dieci anni. Vi ringraziamo per la vostra sensibilità per queste tragedie dell’indifferenza.

Independent observatory died of accidents at work

Unabhängige Beobachtungsstelle starb an Arbeitsunfällen

L'Observatoire indépendant est mort des accidents au travail

Observator independent a murit de accidente de muncă

Observatorio independiente murió de accidentes en el trabajo

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morti 2018

16 gennaio 2018. Dal 1° gennaio

29 morti sui luoghi di lavoro in Italia

Almeno altrettanti muoiono sulle strade e in itinere

E’ morto il primo agricoltore schiacciato dal trattore, aveva solo 32 anni

Report morti sul lavoro nell’intero 2017

Nel 2017 dall’inizio dell’anno al 31 dicembre i morti sui luoghi di lavoro sono stati 632, oltre 1350 con le morti per infortunio con i mezzi di trasporto.

Il 1° gennaio 2018 l’Osservatorio Indipendente morti sul lavoro ha compiuto 10 anni, da quell’anno i morti per infortunio sul lavoro sono costanti, in molti anni addirittura aumentati. E’ nato poche settimane dopo la strage alla Thyssenkrupp di Torino ed è dedicato a quei 7 lavoratori morti in modo disumano.

Oltre 1.500.000 di persone hanno visitato l’Osservatorio in questi dieci anni. Vi ringraziamo per la vostra sensibilità.

Report morti sul lavoro dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017

Dall’inizio dell’anno al 31 dicembre sono morti sui luoghi di lavoro 632 lavoratori: con i morti sulle strade e in itinere con il mezzo di trasporto, si superano i 1400 morti complessivi. Gli agricoltori schiacciati dal trattore sono come tutti gli anni il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L’agricoltura, come tutti gli anni, supera abbondantemente il 30% di tutti i morti sul lavoro. Il 25% di tutti i morti sui luoghi di lavoro hanno più di 60 anni. Gli edili superano il 20% di tutti i morti sul lavoro. La maggioranza di queste vittime cadono dall’alto; dai tetti e dalle impalcature. Nelle aziende dove è presente il sindacato le morti sono quasi inesistenti: le poche vittime nelle fabbriche che superano i 15 dipendenti sono per la stragrande maggioranza lavoratori che lavorano in aziende appaltatrici nell’azienda stessa: spesso manutentori degli impianti. La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni. Anche il Jobs act per la possibilità di essere licenziati, senza appello, ma solo con un po’ di denaro, rende i lavoratori licenziabili se si oppongono a svolgere un lavoro pericoloso. Gli stranieri morti per infortunio, sono oltre il 10% dall’inizio dell’anno, è così tutti gli anni. Il 30% dei morti sul lavoro spariscono ogni anno dalle statistiche. Tra l’altro e in ogni caso i morti sui luoghi di lavoro monitorati dall’Osservatorio sono sempre molti di più di quelli monitorati dell’INAIL. Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

Aperto il 1° gennaio 2008 in memoria dei sette operai della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima

Nel 2017 sono 139 i morti schiacciati dal trattore nel 2017 e poco meno di 1400 da quando è stato aperto l’Osservatorio e oltre 600 in questa legislatura, che per fortuna sta finendo

Morti nelle Regioni e Province italiane nel 2017 per ordine decrescente

N.B i morti segnalati nelle Regioni sono solo quelli sui LUOGHI DI LAVORO.Ricordo ancora una volta che ce ne sono almeno altrettanti che muoiono sulle strade e in itinere

LOMBARDIA 62 Milano (10), Bergamo (9), Brescia (10), Como (1), Cremona (1), Lecco (5), Lodi (2), Mantova (3), Monza Brianza (5), Pavia (8), Sondrio (5), Varese (3). VENETO 55 Venezia (7), Belluno (2), Padova‎ (5), Rovigo (7), Treviso (11), Verona (14), Vicenza (10). CAMPANIA 49 Napoli (17), Avellino (6), Benevento (5), Caserta (8), Salerno (11). PIEMONTE 44 Torino (15), Alessandria (3), Asti (5), Biella (2), Cuneo (11), Novara (1), Verbano-Cusio-Ossola (1) Vercelli (6) ABRUZZO 43 L'Aquila (9), Chieti (10), Pescara (15) Teramo (9) EMILIA ROMAGNA 42 Bologna (3), Rimini (). Ferrara (6) Forlì Cesena (4) Modena (5) Parma (6) Ravenna (9) Reggio Emilia (6) Piacenza (3) SICILIA 40 Palermo (6), Agrigento (9), Caltanissetta (3), Catania (4), Enna (2), Messina (1), Ragusa (5), Siracusa (1), Trapani‎ (9). TOSCANA 36 Firenze (4), Arezzo (), Grosseto (6), Livorno (3), Lucca (6), Massa Carrara (1), Pisa‎ (7), Pistoia (4), Siena (2) Prato (3). LAZIO 33 Roma (10), Viterbo (8) Frosinone (5) Latina (8) Rieti (2). PUGLIA 29 Bari (6), BAT (1), Brindisi (5), Foggia (7), Lecce (8) Taranto (1) CALABRIA 25 Catanzaro (2), Cosenza (10), Crotone (2), Reggio Calabria (6) Vibo Valentia (5) MARCHE 16 Ancona (4), Macerata (2), Fermo (1), Pesaro-Urbino (6), Ascoli Piceno (3). UMBRIA 15 Perugia (12) Terni (3). LIGURIA 14 Genova (5), Imperia (2), La Spezia (2), Savona (5). SARDEGNA 16 Cagliari (7), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (3), Sassari (6). Sulcis inglesiente (1) TRENTINO ALTO ADIGE 10 Trento (3), Bolzano (7). FRIULI VENEZIA GIULIA 11 Trieste (2), Gorizia (1), Pordenone (2), Udine (6). Molise 8 Campobasso (54), Isernia (3) BASILICATA 4 Potenza (1) Matera (3) VALLE D’AOSTA (1)

Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischio sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare. L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove nelle fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono stati costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Tantissimi di questi capannoni hanno le travi SOLO appoggiate sulle colonne e nel caso di terremoti possono muoversi dall’appoggio e crollare.

Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.

Report morti sul lavoro nell’intero 2016

Nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l’impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite iva individuali e dei morti in nero), e di altre innumerevoli posizioni lavorative, ricordando che solo una parte degli oltre 6 milioni di Partite Iva individuali sono assicurate all’INAIL. L’unico parametro valido per confrontare i dati dell’INAIL e di chi li utilizza per fare analisi, e dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono i morti per infortuni INAIL SENZA MEZZO DI TRASPORTO, e confrontare quanti ne registra in più l’Osservatorio. Si ha così il numero reale delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO IN ITALIA e non solo degli assicurati INAIL.

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Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it

I morti per infortunio sul lavoro quanti sono?

Se uno guarda superficialmente i dati dei morti sul lavoro si entra in uno stato confusionale. Sono reali quelli dell'Osservatorio o quelli dell'INAIL? A prima vista sembrano di più quelli dell'INAIL, ma occorre ricordare che quelle diffuse dall'INAIL sono denunce e non riconoscimento delle morti che questo istituto dello Stato analizzerà in secondo. Dopo diversi mesi dell'anno successive l’INAIL diffonde il numero di morti per infortuni riconosciuti come tali, sono mediamente il 30% in meno ogni anno. Resuscitano? No, è che tante di queste morti sono in itinere o di non assicurati all'INAIL, o in nero, oppure di non loro pertinenza. Comunque se si guardano i dati complessivi comparati, quelli diffusi dall’INAIL, sono ovviamente molto meno delle morti di questo Osservatorio che monitora tutti i morti sui LUOGHI DI LAVORO da ben dieci anni, indipendentemente dal lavoro svolto o dall’assicurazione di riferimento. Se si confrontano con quelli dell'INAIL occorre sempre ricordare che nelle denunce pervenute all'INAIL ci sono anche i morti sulle strade e in itinere che sono ogni anno dal 50 al 55% di tutte le morti sul lavoro.

Se si vuole fare una comparazione vera occorre confrontare i morti senza mezzi di trasporto dell’INAIL con quelli sui LUOGHI DI LAVORO dell’Osservatorio.

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

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Nel 2016 in Europa sono stati 10.000 i lavoratori morti mentre andavano o tornavano dal lavoro (indagine europea). Tantissime le donne sovraccaricate sul posto di lavoro, oltre che dal carico famigliare e dai lavori domestici. Quando in itinere sono alla guida di un automobile hanno spesso incidenti anche mortali. Molti infortuni poi non vengono riconosciuti come tali a causa della normativa specifica dell’itinere. E quando andate a vedere ogni anno le denunce per infortuni pervenute all’INAIL vi accorgete che poi successivamente non vengono riconosciute come morti sul lavoro mediamente il 30/40% delle denunce per infortuni mortali. Occorre ricordare che anche quest’anno, come i precedenti, che un lavoratore su cinque muore schiacciato dal trattore che guida. Ma con questa casta parlamentare, nessuno escluso, parlare della vita di chi lavora e come parlare di niente. Le percentuali delle morti nelle varie categorie sono sempre quelle tutti gli anni. L’agricoltura ha sempre più del 30% delle morti sul totale, segue l’edilizia che supera ogni anno il 20%. Poi l’industria e l’autotrasporto che si contendono sempre il terzo e quarto posto in questa triste classifica. Ma queste due categorie sono sempre sotto il 10%, nonostante milioni di addetti e questo, per fortuna, abbiamo ancora sindacati che esercitano controlli sulla Sicurezza. Gli stranieri morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono in questo momento il 10% sul totale. E’ spaventoso pensare che i nostri giovani non trovano lavoro e si è innalzata l’età per andare in pensione di molti anni anche a chi svolge lavori pericolosi. Anche quest’anno il 30% dei morti sui LUOGHI DI LAVORO ha dai 61 anni in su.

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Le morti verdi provocate dal trattore

Strage verde sui campi

Nel 2017 sono morti schiacciati dal trattore 139 agricoltori, ma occorre aggiungerne tanti altri che sono morti per essere stati trasportati a bordo (anche bambini) o per le strade a causa di incidenti provocati da questo mezzo. Oltre 600 sono morti in questa ultima legislatura. Anche quest’anno più del 20% dei morti per infortuni su di tutte le categorie sono provocate da questo mezzo. ASSURDO che la politica non se ne occupi. ASSURDO tra l’altro che il Parlamento pochi mesi fa ha rinviata per l’ennesima volta la legge europea che obbliga chi giuda questo sterminatore di agricoltori a sottoporsi a un esame che ne verifichi l’idoneità alla guida. Una legge del 2002. Occorrerebbe (ma lo scriviamo da tanti anni senza nessun risultato) che chi ci governa faccia una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. E chi di dovere metta a disposizione forti incentivi per mettere in sicurezza i vecchi trattori.

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Morti bianche scultura in terracotta dipinta opera di carlo soricelli in dimensioni naturali

Morti bianche scultura in terracotta dipinta opera di carlo soricelli in dimensioni naturali
Morti bianche scultura in terracotta dipinta a dimensioni naturali opera di carlo soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli
Santo Della Volpe con Carlo Soricelli. Abbiamo deciso di dedicare questo osservatorio indipendente anche al grande giornalista Santo Della Volpe scomparso da poco. Da quando è aperto, abbiamo constatato quanto ha fatto per far comprendere agli italiani le vere dimensioni delle tragedie degli infortuni sul lavoro, del dramma dei familiari che hanno perso così tragicamente un loro Caro, delle morti provocate dall’amianto e di tutte le problematiche del mondo del lavoro. Grazie Santo

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli brevi cenni biografici

Tecnico metalmeccanico in pensione. Ha aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 pochi giorni dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, dopo aver visto che non era possibile trovare sul Web notizie in tempo reale sulle morti sul lavoro. Considera l’attività di volontario dell’Osservatorio come una naturale evoluzione della sua attività di artista

E’ pittore-scultore da oltre quarant’anni, Ha sempre creato opere a contenuto sociale.. Ha esposto con personali con Antonio Ligabue e Cesare Zavattini e ha all’attivo oltre settanta mostre, è presente con opere in diversi musei.

Ha creato per primo al mondo, da vent’anni la “pittura pranica”, la pittura che interagisce con l’osservatore e che “guarisce” numerose patologie, soprattutto dolorose. Ha creato il “Rifiutismo” corrente pittorica dove gli oggetti che l’uomo considera rifiuti assumono una dimensione senza tempo. Ha scritto sei libri.

Qui sotto i siti di Soricelli

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martedì 16 gennaio 2018

Morti due operai a Milano per esalazioni di sostanze tossiche, ma la media è di cinque lavoratori morti al giorno in questa ultima settimana. Sono 29 i morti sul lavoro dall'inizio dell'anno. Per piacere politici state in silenzio, non buttatevi cone avvoltoi su questa natozie

Sono morti due dei 4 operai che questo pomeriggio sono rimasti intossicati da esalazioni tossiche durante le operazioni di pulizia di un forno all'interno di una ditta di materiali ferrosi  a Milano. Sono morti poco dopo il trasporto in arresto cardiaco all'ospedale di Monza e al Sacco di Milano. Gravissimi gli altri due dipendenti. Ma anche oggi ci sono stati altri tre morti sul lavoro, come ieri e il giorno precedente. ora ci sarà la solita manfrina, le solite prese di posizione "mai più morti sul lavoro". Insomma si alzerà il coro degli scandalizzati per una dichiarazione alla stampa. Poi torna il silenzio. In questi dieci anni dimonitaraggio sono morti oltre 14000 lavoratori e di questi oltre 6200 sui luoghi di lavoro. Nell'ultima legilatura oltre 7000 complessivi e più di 3200 sui LUOGHI DI LAVORO.Una strage che è passata sotto silenzio. Oltre 600 i morti schiacciati sotto il trattore in questi cinque anni. sempre avvertiti ma nessuno si è mai interessato.

Che fate s...., il vostro silenzio mi fa imbestialire. Parlate anche di queste vittime sul lavoro nella campagna elettorale

Il silenzio degli innocenti. Questa politica di morti dentro  che sono i politici che si occupano di tutto ma non della vita di chi lavora. Sono 22 i morti sui LUOGHI DI LAVORO dal giorno dopo della Befana. E la Società Civile che sta zitta. Vergogniamoci tutti

Altri due morti sul lavoro anche oggi 16 gennaio e fanno 25 sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno.Ma c'è qualcuno a sinistra che dice qualcosa di sinistra sulle morti sul lavoro? Mi riferisco a tutti quelli che in questi dieci anni hanno detto di essere di sinistra, poi mai si sono interessati alle morti sul lavoro. Chi? Tutti praticamente

16 gennaio 2018 E sono 25 i morti sui LUOGHI DI LAVORO dall'inizio dell'anno. A Torino ha perso la vita un 41enne dopo essere stato travolto da un crollo di un muro. In provincia di Modena, a Pavullo è morto un operaio rumeno di 51 anni, era stato schiacciato da un cestello elevatore il 12 gennaio. ore 18, purtroppo apprendiamo della morti si al tri due autorasportatri, e altri due ancora che erano in itinere e stavano tornando a casa dalla trasferta.

lunedì 15 gennaio 2018

Ci sono le elezioni? Ora è troppo tardi per interessarvi delle morti sul lavoro, dovevate interessarvene in questi dieci anni in cui siete stati sempre avvertiti mensilmente del reale numero di morti sul lavoro. Muore in provincia di Ascoli Piceno un giovane di 27 anni schiacciato da un tubo mentre lavorara in un metanodotto in costruzione.

Ascoli Piceno, 15 gennaio 2018 E' morto schiacciato da un tubo Gianluca Canterini, aveva solo 27 anni -
Stava  sistemando delle tubature di gas in un metanodotto quando gli è caduto un tubo di grandi dimensioni addosso e ha riportato un trauma da schiacciamento toracico addominale. Immediati i soccorsi, con i sanitari del 118 che hanno trasportato in ospedale il povero giovane. E' andato in arresto cardiaco ma tutti i tentativi di rianimazione non sono riusci a salvargli la vita. Sono già 23 i morti sui luoghi di lavoro nel 2018, occorre ricordare che ne muoiono altrettanti sulle strade e in itinere. Il 4 marzo ci sono le elezioni. Fino ad allora, soprattutto alla sinistra governativa, ma non solo, a cui ho mandato mail per dieci anni sulle tragedie sul lavoro, senza nessun risultato, di continuare fregarsene come hanno fatto fino ad ora. Sarebbe troppo per me che ora sotto le elezioni cominciassero ad interessarsene. Non pubblicherò quali sono le province con più morti sul lavoro, ma solo il numero totale delle morti. Comunque non dimentico che in questa legislatura ci sono stati oltre 600 agricoltori schiacciati da l trattore che con un pò di interesse si sarebbero potuti salvare in buona parte. Per non parlare poi degli edili e di tanti altri.



venerdì 12 gennaio 2018

Muore sul lavoro, in itinere, un giovane mio vicino di casa. Assicurzione INAIL per tutti, altro che promesse che non si possono mantenere, Emergerebbe anche buona parte del il lavoro nero. Già 21 i morti ul lavoro dall'inizo dell'anno..

Oggi ho appreso della morte per infortunio in itinere di un giovane di Casalecchio di Reno,cresciuto a pochi metri da casa mia. Aveva 43 anni. Che dire? Mia moglie d'estate alla sera passeggiava sempre con la sua mamma. Non posso che essere molto dispiaciuto: lo sei ancora di più se la disperazione per questa morte la senti vicina. Era un infermiere all'Ospedale di Modena, tornava di notte dal suo turno di lavoro, tornava a casa a Casalecchio, quando un automobilista sull’A1 l'ha tamponato a una velocità folle. La sua automobile è stata schiacciata da quella che l'ha tamponata. Altri due autotrasportatori sono morti sulla Romea vicini a Casal Borsetti in provincia di Ferrara, sempre questa notte. Ma nel caso del giovane vicino, l'INAIL riconosce la sua come una morte per infortunio sul lavoro? O anche questo giovane diventa invisibile come il cameriere Gabriele D’Angelo morto a Rigopiano? l'itinere ha una normativa talmente specifica che tantissimi morti sul lavoro non vengono riconosciuti come tali, occorre conoscerla bene. L'INAIL monitora e riconosce come morti sul lavoro i suoi assicurati, poi di morti sul lavoro ce ne sono almeno un terzo in più che sfuggono a qualsiasi statistica. Allora la mia proposta da anni è questa: l'ho scritto in tutte le salse: tutti i lavoratori, almeno davanti alla morte devono essere uguali. Devono avere gli stessi diritti assicurativi per i familiari che rimangono. Ci vuole un'Assicurazione universale: tutti quelli che lavorano e anche se lavorano in nero per necessità devono averla. Si toglierebbero tutti gli ostacoli per far emergere il lavoro nero. Poi se alcuni morti rimangono, si può fare una legge sull’omicidio sul lavoro.

Da La Stampa Italia. Nicola Colangeli dice "Se fossero morte 29 bestie, 29 lupi, sarebbero arrivati da tutte le parti. Ma qui sono morte 29 persone, di cui 11 sul lavoro, e addirittura l’Inail non ci riconosce niente. Nemmeno il funerale abbiamo ripreso. Dopo questa maledetta valanga».

“A Rigopiano ci hanno lasciato soli neanche fossero morte 29 bestie”

Viaggio tra le rovine dell’hotel travolto dalla valanga: tutto è rimasto come allora. Le lacrime, il dolore e le liti nel paese dove vittime e indagati sono vicini di casa
Foto scattata oggi a un anno dalla valanga nel comune di Farindola dove persero la vita 29 persone

Pubblicato il 12/01/2018
INVIATO A FARINDOLA (PESCARA)
Un uomo con i pantaloni da soldato arriva ogni mattina davanti alle macerie. Cammina lungo la zona rossa, risalendo due curve fra gli alberi sradicati. Guarda passare i piccoli camion che iniziano le operazioni di sgombero: una lunga fila di sedie, travi, tegole, un vaso di cemento, un pezzo di ringhiera ricurvo. «La valigia di Marinella è ancora lì in mezzo», dice quell’uomo a bassa voce.  

Da quando hanno aperto la strada che porta al cancello dell’Hotel Rigopiano, non passa giorno senza che lui venga a pregare qui davanti. Il suo nome è Nicola Colangeli, ha 71 anni, è un padre.  

«La sera del 17 gennaio, un anno fa, nevicava tantissimo», dice adesso. «Erano già caduti più di settanta centimetri. Pulivano le strade con il vomero, che sollevava grandi cumuli ai bordi della carreggiata. Ma i cumuli crollavano sotto il peso della neve che continuava a cadere. Quel giorno, c’erano state tre scosse di terremoto. Il proprietario dell’albergo era molto preoccupato. Gli era già capitato nel 2015 di restare bloccato con i clienti. Aveva avvertito la Provincia e la Regione. Gli avevano detto di stare tranquillo: garantivano la massima sicurezza. Sarebbero venuti a sgomberare. Alle nove di mattina del 18 gennaio, erano già tutti pronti a partire: le auto erano incolonnate. 


Aspettavano la turbina, l’unico mezzo in grado di aprire un varco nella neve. Aspettavano e aspettavano. Aspettavano ancora. Mi hanno raccontato che mia figlia stava facendo una camomilla dietro al bancone del bar, per un cliente che si sentiva poco bene. Anche se lei lavorava alla Spa, fin dal primo giorno. Era entusiasta del lavoro. Aveva preso sette diplomi e… Marinella quel giorno aveva scritto a sua sorella. Era appena crollato un supermercato a Penne. Aveva commentato: “Per fortuna era chiuso”. Poi, sullo schermo del telefono era comparso il messaggio: “Sta scrivendo…”. Ma non arrivavano mai le sue parole. Io non riuscivo a mettermi in contatto con lei. Ero angosciato. I telefoni funzionavano malissimo. Allora sono andato da Massimiliano Giancaterino, il fratello di uno dei dipendenti dell’hotel, e lui mi ha detto di provare a scrivere dal suo cellulare. “Noi stiamo bene”, le ho scritto. “E tu?”. Non ho mai avuto il coraggio di chiedere a Massimiliano se ha ricevuto la risposta…». 

Il signor Colangeli cerca di trattenere le lacrime. «È un dolore troppo grande», dice per scusarsi. «Si potevano salvare tutti. È troppo dura per me. Alle 3 di notte mi sveglio e ho finito di dormire. Penso sempre a quanto può aver sofferto Marinella. L’ultima che hanno ritrovato è stata proprio mia figlia». 

Poche altre tragedie italiane, come la valanga che si è abbattuta alle 16,48 del 18 gennaio 2017 sull’Hotel Rigopiano, hanno il potere di svelare la concatenazione indecifrabile di scelte e casualità, di errori e manchevolezze, di fortuna e accidenti che finiscono per causare una sciagura e determinare i destini individuali sulla scena. È passato un anno. Gli undici sopravvissuti cercano di andare avanti. I coniugi Parete, Giampiero e Adriana, stanno per dare alle stampe con Mondadori un libro dal titolo «Il peso della neve». La frase scelta per il lancio è questa: “Mamma, perché non vengono a prenderci?”. “Non lo so”. “Ma ci avevano trovati…”. “Non lo so”. “Dici che non ci hanno sentito?”. “Ma sì che ci hanno sentito. Magari adesso sono un po’ stanchi…”. Una squadra di sceneggiatori è al lavoro sulla preparazione della fiction opzionata a tempo di record dal produttore Pietro Valsecchi. Ecco perché Gianluca Tanda, presidente del comitato dei parenti delle vittime dell’Hotel Rigopiano, dice: «Siamo rimasti stupiti. Giampiero Parete non ci ha mai detto del libro. Magari annuncerà che i soldi ricavati andranno in qualche opera di bene. Ce lo auguriamo. Noi condanniamo categoricamente tutti i tentativi di speculare sul marchio della nostra tragedia. Ci sentiamo soli, e siamo profondamente amareggiati».  

Restano 29 morti, 23 indagati. Tre orfani. E tutte le domande di un anno fa. Solo con più rabbia, adesso. Il 18 gennaio a Farindola e Penne verrà celebrata una messa di commemorazione, poi ci sarà una manifestazione organizzata dai parenti delle vittime. «Lo Stato ci ha abbandonato», dice Nicola Colangeli. «Siamo distrutti. Moralmente e fisicamente. Nessuno ci aiuta. Troviamo tutte le porte chiuse. Mia moglie ha fatto domanda per la pensione anticipata di un anno. Gli è stata respinta, anche se ha l’invalidità all’90 per cento e non ce la fa più ad andare avanti con le gocce dei tranquillanti. In che mondo viviamo? Il Presidente della Repubblica non è mai venuto qui. Se fossero morte 29 bestie, 29 lupi, sarebbero arrivati da tutte le parti. Ma qui sono morte 29 persone, di cui 11 sul lavoro, e addirittura l’Inail non ci riconosce niente. Nemmeno il funerale abbiamo ripreso. Dopo questa maledetta valanga». 

Nel Comune di Farindola, 1.400 abitanti, il più vicino all’hotel, convivono indagati e parenti della vittime. In alcuni casi portano lo stesso cognome. Anche il signor Colangeli abita lì: «È indagato il mio medico curante. È indagato il sindaco, che conosco bene. È indagato il tecnico comunale, un mio parente. Ma io non sono arrabbiato con loro. Io ce l’ho con la Provincia. Loro hanno la colpa maggiore. Quando vedo un cantoniere, io provo rabbia. Perché erano loro i responsabili della viabilità». 

Le indagini non sono ancora chiuse. La procura di Pescara ipotizza reati che vanno dall’omicidio alle lesioni colpose plurime, dal falso all’abuso edilizio. L’albergo è stato costruito e ampliato dove non doveva essere: esattamente al fondo di un canalone. Il sindaco di Farindola non ha chiuso la strada. Nessuno l’ha liberata. L’ex prefetto Provolo avrebbe tardato ad attivare il centro di coordinamento dei soccorsi. I carabinieri lo accusano anche di «evidenti contraddizioni nella ricostruzione dei fatti». E poi, tutto il resto è quello che si scopre ancora una volta in mezzo al disastro. Le sottovalutazioni e le battute al telefono, un’ora prima della valanga, fra il dipendente dell’Anas Carmine Ricca e il responsabile del settore viabilità della provincia Paolo D’Incecco: «E insomma, mica deve arrivare a Rigopiano? Perché se dobbiamo liberare la Spa, al limite ci andiamo a fare pure il bagno». L’unica turbina in grado di liberare la strada era rotta in un garage di Pescara, e l’altra era al lavoro per accontentare qualcuno. «Siamo andati a pulire la strada del presidente che era incustodita» dice il geometra d’Incecco in quelle ore. Anche il governatore D’Alfonso chiama: «Vorrei un passaggio della turbina di nuovo a Lettomanoppello. E poi, se possibile, anziché salire per Passolanciano, c’è un piccolo tratto che ostruisce sopra a Pretoro. Vedi di poterlo fare». 

Davanti alle rovine adesso si fermano i curiosi. Arriva un signore intimorito, si chiama Pomponio Acentino, portava le lenzuola pulite all’hotel: «Sono venuto a vedere con i miei occhi perché dalla televisione non riconoscevo l’albergo. L’ingresso era qui sopra, infatti. Prima». 

Le operazioni di sgombero sono appena incominciate. Oggi a Rigopiano ci sono 14 gradi. Fra le macerie, una bottiglia intatta di prosecco. Un coltello da cucina. Dell’olio. «Portano via anche i ricordi di mia figlia» dice quel signore con i pantaloni da soldato. Quel padre. Prima di inginocchiarsi. E rimettersi a pregare. 

giovedì 11 gennaio 2018


Le condizioni dei lavoratori, in tutti i suoi aspetti, stanno diventando dirompenti in queste elezioni, ed era ora.
Come curatore dell’Osservatorio Indipendente morti sul lavoro voglio toccare un altro aspetto fondamentale prima di quelli elencati. I terremoti in Emilia del 2012 e quelli del Centro Italia successivi, hanno messo in luce un aspetto fondamentale per la vita dei lavoratori, che morti sotto i capannoni e in quelli dell’Italia centrale sfiorata la strage, per essere capitai di di notte onel cambio turni.  Quasi tutte le Fabbriche costruite negli anni settanta e ottanta sono a rischio sismico: sono state messe in sicurezza e cosa si è fatto o si sta facendo per non far morire i lavoratori sotto i capannoni, spesso con solo le travi in cemento appoggiate sulle colonne? Cosa hanno fatto in proposito il Governo e le Amministrazioni Regionali e Comunali? Spero se ne parli, la vita di chi lavora si tutela anche su questi aspetti. Dal terremoto in Emilia ho postato in prima pagina dell’Osservatorio queste domande.
Si sentono personaggio come Berlusconi che parlano del jobs act, che vogliono cambiarlo, riferendosi alla precarietà. Dopo aver voluto l’abolizione dell’articolo 18 per anni. Lo stesso Grasso Presidente di LeU, a cui va tutta la mia stima personale, vuole estendere l’articolo 18 abolito per tutti i nuovi assunti con il jobs act, alle Aziende con cinque dipendenti in su. Ma ne ha parlato con Bersani, Speranza, Damiano e tanti altri di questa nuova formazione che l’hanno firmata? Come del resto la stessa Legge Fornero? Poi tutti vogliono abolire o cambiare sia il jobs act, che la Legge Fornero, che tra l’altro fa aumentare il numero di lavoratori morti per infortuni in tarda età. La politica si sta accorgendo che 22 milioni di lavoratori votano e sono incazzati, che tra l’altro hanno genitori e figli. Dico solo era ora.
RAI2 TG2 INSIEME - Carlo Soricelli nella trasmissione di Marzia Roncacci

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

Nessuno&scomparso

Ogni anno circa il 30-40% delle denunce delle morti sul lavoro pervenute all’INAIL non vengono riconosciute come tali. Molte altre morti per infortunio sulle strade e in itinere di lavoratori non assicurati a questo istituto non sono considerate da nessuno. Artigiani e tutti i lavoratori con partite iva individuali, agenti di commercio, molti agricoltori schiacciati dal trattore non dipendenti, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, soldati, ecc. Lavoratori in nero. Lavoratori che non hanno neppure “l’onore” di essere considerati come tali, "morti sul lavoro". Vignette di "Nessuno&scomparso" nel sito http//metalmeccanico.blogspot.it

http://omaggioaimortiusullavoro.blogspot.it/ "FIORI RECISI" Questo blog è dedicato ai familiari dei

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http://omaggioaimortiusullavoro.blogspot.it/ "FIORI RECISI" Questo blog è dedicato ai familiari dei morti sul lavoro conosciuti in questi anni. Sono vasi di fiori dedicati e firmati col nome della vittima. Ci sono anche pagine dei loro cari che parlano del loro "fiore reciso". Consiglio a tutti di visitare il sito per leggere quello che scrivono i familiari delle vittime. per visitare il sito cliccare sull'immagine.